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Environmental Media Factory

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Vote for Blog Action Day 2010′s Topic

1 September, 2010 (16:43) | Post, blog action day | No comments

by Alessio Sciurpa

Last 15th October over 31,000 posts (and us too) were made from across the globe on the topic of climate change. Blog Action Day 2010, on October 15th is less than two months away and Change.org wants you to vote on this year’s BOD topic.

Currently, the selection includes the following topics:

  • Water: The UN recently declared water to be a human right, but millions around the world still lack even the most basic access, causing widespread disease and the possibility of military conflict over access to clean water.
  • Human Trafficking: From prostitution to forced labor, more than 27 million people are modern-day slaves, making human trafficking one of the most overlooked man-made tragedies in the world.
  • Women: The most discriminated against group in the world isn’t a minority: it’s women. From inequality in schooling to reduced economic opportunities, women face a disproportionate degree of adversity all over the world.
  • Sustainable Food: Industrial agriculture has overtaken the world’s food supply – creating obesity in the developed world and spreading genetically modified crops and oftentimes undercutting local farmers in the developing world.
  • Hunger: While many of us may take healthy, nutritious food for granted, more than 1 billion people around the world see it as an unattainable luxury.
  • Oceans: Overfishing and pollution have decimated untold species of fish and other ocean life over the past few decades, and recent oil spills have shown how vulnerable aquatic life is to man-made disasters.
  • Don’t see an issue you’re passionate about in this list? We’d love to hear any additional suggestions.

8wonderland – The revolution will not be televised

27 August, 2010 (16:40) | 8wonderland, democracy, movie | No comments

How to fight a country that doesn’t exist?                 www.8thwonderland.com

A table from the sea’s edge

25 July, 2010 (10:27) | art, biodiversity | No comments

by Michelle Nebiolo

Artist and furniture maker, Silas Birtwistle brings ecology to the table – to the conference table, that is.

A table from the sea’s edge is a large conference table surrounded by 12 chairs entirely made from driftwood collected around the world, with help from environment groups and organizations such as WWF, Maersk and FSC.

The project will open at the Convention on Biological Diversity‘s meeting in Nagoya, Japan next October.

Apocalypsycho

16 July, 2010 (17:09) | art, comunicazione ambientale, environmental communication, environmental media | No comments

Videoriprese, montaggio, immagini e suoni by GKW

We are all in this together

9 July, 2010 (11:55) | biodiversity, biodiversità, comunicazione ambientale, environmental communication | No comments

Today it is the sparrow, but tomorrow it could be us…

Webby Award 2010

24 June, 2010 (00:43) | art | No comments

di Alessio Sciurpa

Tra tutti i vincitori di quest’anno dei Webby award, ce n’è uno che mi fa particolarmente piacere segnalare. Nella sezione ART  il sito web di “The Unilever Series 2009″ di Miroslaw Balka, per due ordine di motivi: il primo è che quando voti per qualcuno, specialmente in una competizione come questa, non ti aspetti che il tuo voto contribuisca veramente a far vincere qualcuno. Il secondo è che ricordo ancora in maniera vivida, l’aggiaciante alienazione sensoriale provata, nell’addentrarmi lo scorso gennaio dentro “How it is”, l’istallazione ospitata nella Turbine Hall della Tate Modern.

Biodiversità artistica

22 June, 2010 (16:23) | biodiversità, comunicazione ambientale, environmental communication | No comments

di Alessio Sciurpa

«La variabilità fra tutti gli organismi viventi inclusi, ovviamente, quelli del sottosuolo, dell’aria, degli ecosistemi acquatici e terrestri, marini ed i complessi ecologici dei quali sono parte». Così definiva la biodiversità, nel 1992, la Conferenza delle Nazioni Unite di Rio de Janeiro. Essa viene intesa non solo come il risultato dei processi evolutivi, ma anche come il serbatoio da cui l’evoluzione attinge per attuare tutte le modificazioni genetiche e morfologiche, che originano nuove specie viventi. La sua progressiva perdita quindi, va ad impoverire il bacino di possibilità generative, che la natura ha a disposizione. Da qui l’esigenza di preservarla. Ma così come l’evoluzione attinge alla diversità biologica degli ecosistemi come base e stimolo generativo, allo stesso modo la produzione artistica trae ispirazione dalla diversità umana, e dal contesto emotivo/ambientale nel quale essa si inserisce. Non a caso Vasilij Kandinskij, nell’introduzione allo splendido “Nello spirituale dell’arte”, diceva che: ”Ogni opera d’arte è figlia del proprio tempo, e spesso è madre della nostra sensibilità”.

Visitare “The Museum of Everything”, mi ha ispirato tale visione.

Aperta fino al prossimo Agosto alla Pinacoteca Agnelli di Torino, dopo il successo di Londra, “The Museum of Everything” si presenta come un caleidoscopico viaggio visionario nel quale ci si immerge, quasi inconsapevolmente, attraverso le opere del netturbino indiano Nek Chand che, rigenerando scarti urbani, li ha restituiti alla sensibilità sociale, creando più di tremila statue. Il Rock Garden a Chandigarh nell’India del Nord, dove sono raccolte, ci parla di genesi e natura, e grazie alla sua purezza, tra sculture di stoffa, perline e piatti rotti è diventato il luogo preferito dai bambini per giocare. L’ossessività come sublimazione del reale negli inquietanti autoritratti del sordomuto Lobanov, che rappresenta se stesso come un rivoluzionario russo, nella classica iconografia celebrativa del regime. Nelle lettere del tedesco Harold Stoffers, che pone su carta parole ripetute e accavallate, minuziosa annotazione dei suoi programmi giornalieri, e viatico per dare spazio e forma al tempo interminabile, dettato dalla disabilità mentale. La catalogazione, anch’essa ossessiva, di George Widener, affetto dalla Sindrome di Asperger, capace di sintetizzare e correlare catastrofi storiche e naturali, nelle sue affascinanti opere calendario. Marginalità e pudore violato negli scatti “rubati” del ceco Miroslav Tichý o nei manichini di Morton Bartlett, che acquistano vita propria attraverso la lente della macchina fotografica, e che ricordano vagamente, nella cura ossessiva del dettaglio, le opere di Ron Muek. Charles AA Dellschau, macellaio di origine prussiana, immigrato in texas nel 1850, disegna invece stravaganti macchine volanti. Materiche rappresentazioni, che consentono di comunicare con le forze dello spazio. Se dovessi immaginare le illustrazioni di un libro di Jules Verne, me le immaginerei così. Fantastiche e caotiche, piene di annotazioni e spunti, trattenute a forza dalla bidimensionalità del foglio e dalle quali traspare, inequivocabile, la tendenza all’infinito. Le crudeli ed inquietanti atmosfere fiabesche di Henry Danger, l’artista/custode dell’ospedale cattolico di Chicago, vera star dell’esposizione. Oltre seicento opere di outsider, dilettanti, autodidatti dell’arte che il giovane manager inglese James Brett ha ritrovato, raccolto e valorizzato. Scoperti, a volte per caso, dopo la scomparsa dell’autore, come nel caso di Dellschau, o dopo molti anni rispetto all’inizio della produzione. Nessuno di questi artisti ha mai lavorato e prodotto per fama o per denaro, ma esclusivamente per intima necessità. Sono lavori di medium, minatori ed artigiani, disabili, visionari, maniaci ossessivi, che operano al di fuori delle convenzionali norme estetiche. Amplificandone, e a volte precorrendone le tendenze espressive. Arricchendo di fatto, lo spazio percettivo del reale. Una vera e propria biodiversità artistica. Fino a oggi sono state descritte circa un milione e settecentomila specie diverse sulla terra. Ma in realtà si ipotizza che ne possano esistere oltre 12 milioni.

Molte delle quali, aspettano solo di essere scoperte.

eart threepointzero one/2010 is out!!

5 June, 2010 (01:16) | eart one/2010 | 1 comment

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The publication of eart threepointzero is one of the thousands of initiatives that will take place, today, on June 5, 2010 for World Environment Day. Click on CURRENT ISSUE pages for free download.

Happy World Environment Day to everyone!

A daily dose of energy

4 June, 2010 (13:32) | eart one/2010 | No comments

by Ilaria Testa

Two billion people in the world do not have access to electricity through the grid and must use kerosene and wood to obtain light, heat and energy. Actions that are part of our daily routine, to the point that we do not even think about them, are instead very difficult for them. Using water pumps, recharging cell phones, listening to the radio and going out fishing at night are just a few of the activities that require electricity – not to mention keeping schools, hospitals and other public services in function, especially in bigger communities.

The heavy use of kerosene and wood, the only viable alternatives in some cases, presents many disadvantages and consequences, both locally and globally; besides the emission of CO2 in large quantities, kerosene causes the death of one person every 20 seconds due to intoxication, breathing problems and accidental fires; on the other hand, getting wood implies the deforestation of important green areas, another problem of general interest.

Furthermore, the lack of energy impedes economic and industrial development, and could even make reaching a minimum-level quality of life impossible, as the constant supply of electricity can help improve education and professional training, allowing students to attend evening classes.

In this context, Solar-aid strives to support the implementation of photovoltaic systems, introducing benefits such as: increased independence from fossil fuels; support of socio-economic development; considerably reduced migration flow of people looking for better living conditions in the West; and minimal greenhouse gas emissions, a necessary step to contrast climatic change.

We must also consider an important geographical aspect: four fifths of the people who could be interested in the introduction of photovoltaic systems live in rural areas, mainly in Asia and Africa, belonging to the so-called “sun belt”, the portion of the planet that enjoys the most exposure to sunshine. Also, we must not forget that solar energy is the simplest and most convenient source of energy to distribute.

Solar-aid has not merely financed plant installations, but has taken a step forward by adopting a completely original work method, putting together the typical features of the commercial sector with the valuable aspects of the no-profit sector. Entrepreneurship and innovation are at the basis of Solar-aid’s philosophy and represent the core of its proposed operations, placed in two major project areas, i.e. “micro-solar” and “macro-solar”.

“Micro-solar” aims at identifying entrepreneurs in developing areas to train and support, so that they can start their “solar micro-business” by manufacturing and selling LED-technology lanterns and solar chargers for radios and cell phones. The idea stems from a research showing that the average family in a developing country spends 10-20% of its income for kerosene for lamps and non-rechargeable batteries for radios and cell phones. Thus, the project favours new job opportunities and considerable savings within local communities.

“Macro-solar”, instead, includes the installation of big photovoltaic plants for schools, community centres and hospitals. In South Africa, for example, a solar plant has been arranged to supply energy to an orphanage.

There have been forerunners to the idea of using solar energy in poor countries. In 1977 the missionary, Bernard Verspieren, founder of an agricultural school in Mali, had already started his first photovoltaic pump in order to draw water from deep water beds.

Since then the humanitarian projects helping people purchase photovoltaic panels have become more frequent. But at the time, a very severe draught had affected the whole Sahel area, causing a number of deaths out of hunger and thirst. Father Verspieren, who had focused on helping those very poor populations, decided then to start the “Mali Aqua Viva” association, launching a vast programme to drill wells. Reaching the water table required deep excavations and the use of pumps to bring the water to surface, but as the region was off the grid, pumps could only work by hand or, at best, by pedalling. Meanwhile, a student from the Paris Polytechnic, Dominique Campana, was working on her doctoral thesis about powering pumps with electric photocells. Campana succeeded in making a working prototype in a very arid region of Corse, achieving excellent results. The news went around the world and Father Verspieren rushed to check out the pump in person.

The project was soon copied by organizations in Africa as well as other underdeveloped areas in Asia, Mexico, India and Central America, with more than 4,000 wells being built.

Although Solar-aid was officially founded in 2006, its philosophy dates back to eight years earlier, when Solarcentury was born. Its creator, Doctor Jeremy Leggett, had years of experience in the oil sector before he came into contact with environmentalist associations like Greenpeace and acknowledged the fact that the world was on its way to a difficult phase, and that climatic changes underway would not lead to anything good; it was time to do something about it. He decided to donate 5% of his firm’s net profit to humanitarian projects providing poor populations with solar energy. In 2006, when the company made its first profits, the Solar-aid project begun with the immediate support of many other companies, foundations and even single individuals. Today, just reading the list of the project’s supporters, we realize how successful and effective this innovative idea was. Not to mention the celebrities promoting the various initiatives developed in different regions under the Solar-aid umbrella: Cate Blanchette and Cherie Blair, just to mention a couple, are long-time supporters of the project.

And what is in the future of Solar-aid? Their goal is to provide millions of people with solar energy in the next few years. And to make the rest of the world understand that the development of the poorest countries in the world is a challenge we can win, and one to which everyone can contribute.

Energia quotidiana

4 June, 2010 (13:31) | eart one/2010 | No comments

di Ilaria Testa

Due miliardi di persone nel mondo non hanno accesso alla rete elettrica e utilizzano cherosene e legna per procurarsi luce, calore ed energia. Azioni per noi quotidiane, tanto normali che quasi non ci rendiamo più conto di compierle, per altri sono molto difficili, ma rimangono fondamentali per la sopravvivenza. Utilizzare pompe d’acqua, caricare i cellulari, ascoltare la radio e pescare di notte sono solo alcune delle attività che richiedono energia elettrica; a queste si aggiunge la necessità, soprattutto nelle comunità maggiori, di far funzionare scuole, ospedali e servizi collettivi. L’utilizzo massiccio di cherosene e legna, uniche alternative possibili in alcuni casi, porta con sé innumerevoli svantaggi con ricadute a livello non solo locale, ma globale: le intossicazioni, i problemi respiratori e gli incendi accidentali legati al cherosene causano la morte di una persona ogni 20 secondi, il reperimento della legna comporta la deforestazione di importanti aree verdi, altro problema di interesse generale, senza considerare le emissioni di CO2. La carenza di energia elettrica, inoltre, ostacola lo sviluppo economico e industriale, precludendo il raggiungimento di un tenore di vita accettabile. Un esempio banale: la disponibilità di elettricità potrebbe contribuire a migliorare il livello medio di istruzione, permettendo di frequentare le scuole in orario serale.

Numerosi enti si sono impegnati ad affrontare questa complessa situazione. Tra di essi c’è Solar-aid, un’organizzazione inglese che promuove l’energia solare, in luoghi dove persino accendere una lampadina è un gesto tutt’altro che scontato, ponendosi come obbiettivi collaterali la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, favorire uno sviluppo sociale ed economico, limitare il flusso migratorio verso l’Occidente, minimizzare le emissioni di gas serra. Occorre poi considerare un fattore geografico importante: i quattro quinti delle popolazioni che potrebbero essere interessate dall’introduzione del fotovoltaico vivono in aree rurali, principalmente in Asia e in Africa, appartenenti alla cosiddetta “sun belt”. Senza dimenticare che l’energia solare è la fonte energetica più semplice e comoda da distribuire.

Solar-aid, però, non si è fermata alla possibilità di finanziare l’installazione di impianti: ha messo in piedi un metodo di lavoro molto diverso da quello di altre associazioni, unendo le caratteristiche del settore commerciale con i valori del settore no-profit. Imprenditorialità e innovazione sono alla base della sua filosofia, e rappresentano il cuore delle operazioni proposte, che trovano spazio in due macroaree progettuali: il “microsolare”, che consiste nell’individuare, formare e aiutare imprenditori in zone in via di sviluppo ad avviare il loro “microbusiness solare”, attraverso il quale costruire e vendere lanterne basate su tecnologia LED, e caricatori solari per radio e cellulari. L’idea nasce da una ricerca effettuata nei paesi in via di sviluppo: una famiglia media spende il 10-20% delle proprie entrate per cherosene (per alimentare le lampade), e batterie non ricaricabili (per radio e cellulari). Il progetto favorisce quindi nuove opportunità di lavoro, ed un notevole risparmio per le famiglie.

Il “macrosolare” riguarda, invece, l’installazione di grandi impianti fotovoltaici in scuole, centri comunitari ed ospedali. L’idea di utilizzare l’energia solare nei paesi più poveri ha dei precursori: già nel 1977 il missionario Bernard Verspieren, fondatore di una scuola agronomica in Mali, mise in funzione la prima pompa fotovoltaica per prelevare acqua da una falda in profondità. Da allora sono diventati sempre più numerosi, i progetti umanitari impegnati nell’aiutare le popolazioni ad acquistare pannelli fotovoltaici. Negli anni Settanta una terribile siccità aveva colpito tutta la fascia del Sahel, provocando migliaia di morti per fame e sete. Padre Verspieren, che si era dedicato ad aiutare quelle popolazioni, decise di fondare l’associazione “Mali Aqua Viva”, attraverso la quale lanciò un vasto programma di perforazione di pozzi. Occorreva però scavare in profondità per raggiungere la falda acquifera, e far risalire l’acqua mediante pompe azionate a mano, o al massimo a pedali, visto che la regione non era raggiunta dalla rete elettrica. In quel periodo una studentessa del Politecnico di Parigi, Dominique Campana, faceva ricerca per la tesi di dottorato sulla possibilità di alimentare pompe con celle fotoelettriche: era riuscita a costruire un prototipo, ed a farlo funzionare in una regione molto arida della Corsica, con ottimi risultati. La notizia fece il giro del mondo e raggiunse padre Verspieren. Il progetto, pur nella sua imperfezione, fu presto replicato da diversi organismi in Africa e in altri paesi in via di sviluppo, dall’Asia al Sud America: si arrivò a contare più di 4.000 pozzi.

Sebbene Solar-aid sia ufficialmente nata nel 2006, la filosofia che sta dietro al progetto risale a otto anni prima, quando fu fondata Solarcentury. Il suo creatore, il dottor Jeremy Leggett, operava già da tempo nel settore del petrolio ma, venuto in contatto con alcune associazioni ecologiste come Greenpeace, si era convinto che il mondo si stava avviando verso una fase difficile e che i cambiamenti climatici in atto non avrebbero portato a nulla di buono: era giunto il momento di fare qualcosa. E così scrisse, nello statuto della sua società, che avrebbe donato il 5% dei profitti netti ad azioni umanitarie per aiutare le società più povere a introdurre l’energia solare nei propri territori. Il 2006 segna l’anno in cui i primi profitti permisero di creare il progetto Solar-aid, subito sostenuto da altre compagnie, fondazioni, e singoli individui. Il lungo elenco dei sostenitori che appoggiano oggi il progetto, è un segnale del successo e dell’efficacia dell’idea innovativa che ne sta alla base. Per non parlare dei testimonial che sostengono e promuovono le iniziative che, in diverse regioni, si sono sviluppate sotto l’egida di Solar-aid: Cate Blanchette e Cherie Blair, per citare alcuni tra i più famosi, sono madrine del progetto da tempo. Cosa c’è nel futuro di Solar-aid? Portare l’energia solare a milioni di persone nei prossimi anni. E soprattutto far comprendere al resto del mondo che lo sviluppo delle popolazioni nei paesi più poveri del mondo è una sfida possibile, alla quale tutti possiamo contribuire.

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